L’interminabile ricerca di casa

L’interminabile ricerca di casa

Siamo estremamente allarmati per i recenti interventi del governo greco sulle leggi che regolano il diritto d’asilo, che accelerano lo sfratto dei profughi a cui è stato concesso il diritto d’asilo nei campi a cui sono stati forniti appartamenti protetti in cui vivere. 

I profughi dovrebbero lasciare i campi per integrarsi nella vita locale, ma deve esserci un piano di lungo termine perché questa transizione possa verificarsi.

 

Fino a aprile, i profughi potevano ricorrere in appello contro lo sfratto e ottenere fino a sei mesi di dilazione. Questo periodo era già troppo breve perché potessero diventare autosufficienti; ora però i profughi hanno solo un mese, a partire dalla data in cui viene accolta la loro richiesta d’asilo, per lasciare i loro appartamenti e cominciare a vivere in maniera indipendente. 

Con la pandemia gli sfratti sono stati sospesi per tutto il mese di maggio, ma adesso più di 11.000 tra uomini, donne e bambini vulnerabili stanno per perdere il loro alloggio e il piccolo sostegno economico grazie al quale sopravvivono. 

 

È una mossa spietata. Un profugo in attesa di asilo in Grecia non ha nemmeno un accesso stabile a corsi di lingua o a progetti di integrazione. La vita durante questa attesa sembra un limbo, che può durare anche diversi anni: alcuni hanno aspettato due anni solo per il primo colloquio. 

Se ci si impegnasse davvero in tal senso, le persone potrebbero imparare una lingua europea durante questo periodo d’attesa: potrebbero uscirne capaci di parlare correntemente il greco, per esempio. Invece questa attesa produce solo isolamento, lo stesso che abbiamo vissuto tutti quanti durante la quarantena, e questo non fa altro che far percepire ai profughi che non sono i benvenuti. 

Questo è sempre stato un problema, e questa è una delle ragioni per cui abbiamo fondato Second Tree, cioè per riempire, nel nostro piccolo, lo spazio di quell’attesa in modo che i profughi possano realizzare il loro potenziale e integrarsi nuovamente nella società. 

 

Una volta ottenuto l’asilo, la situazione dei profughi non migliora di molto. Possono registrarsi per ottenere sostegno tramite il programma HELIOS, un programma greco di supporto all’integrazione per i beneficiari di protezione internazionale. 

Purtroppo però questo programma non è riuscito a supportare i profughi che si sono registrati nel 2019: l’82% sta ancora oggi aspettando di ricevere un sussidio per l’affitto. Si può perciò dare per scontato che le 11.000 persone che saranno espulse durante il mese di giugno non riceveranno il sostegno di cui hanno urgente necessità. 

In aggiunta, il programma HELIOS è un progetto di integrazione che supporta i profughi per un massimo di sei mesi; è una finestra di tempo estremamente ridotta per aspettative così grandi: entro questo periodo, si pretende che i profughi siano integrati nella nuova società in cui vivono. 

Per questa ragione molti profughi esitano a fare domanda: dopo sei mesi tu e la tua famiglia siete per strada. Voi vi iscrivereste sapendo che alla fine voi e la vostra famiglia sarete probabilmente dei senzatetto?